Certificazione Energetica. Falso un Certificato su due

“Sulla certificazione energetica degli edifici l’Italia ha una delle legislazioni più avanzate d’Europa. Peccato che, all’atto pratico, la mancanza di una regolamentazione più stringente ne vanifichi lo spirito. Oggi si può senz’altro dire che una certificazione su due non è veritiera circa la reale performance energetica dell’immobile, per non dire che è semplicemente falsa. È quanto emerso dal convegno Risparmio Energetico: costruire in classe A promosso da Ance Veneto con il contributo della rivista EST, Edilizia Sviluppo Territorio, tenutosi lunedì 3 ottobre in Fiera a Verona” da Il portale per ingegneri e progettisti di Maggioli Editore

Questo intervento, che si può reperire nella sua versione integrale nel sito indicato come fonte, sta scatenando diverse discussioni sulla rete da parte di progettisti, certificatori, periti di parte. Emergono molti elementi che fanno capire come funziona il mercato dell’abitare sostenibile, le incertezze della certificazione (quasi un gioco di parole), la burocratizzazione strisciante intesa, come al solito, in leggi rigorose, difficoltà ad applicare, zero controlli. Le grandi speranze di una massiccia riconversione dell’immenso patrimonio edilizio italiano si scontrano con lentezze da un lato e furberie dall’alto. Gli effetti secondari delle politiche sono all’opera. Vi è molto da studiare per le scienze sociali

Da un punto di vista puramente tecnico, analizzando le norme tecniche vigenti, si evince come il metodo di calcolo semplificato, introdotto dalle norme UNI/TS 11300, consenta notevoli approssimazioni.

Determinare il bilancio termico di un edificio, in modo dettagliato e veritiero, richiede la definizione di intervalli temporali sufficientemente piccoli (orari o sub-orari), ben diversi dall’approssimazione mensile tollerata, e la scomposizione dell’edificio in parti omogenee per proprietà termofisiche (materiali) e condizioni al contorno (quali l’irraggiamento solare), parti di dimensioni più o meno grandi a seconda del grado di dettaglio previsto.

È evidente la difficoltà di procedere con un simile metodo nella prassi progettuale corrente, anche perché è difficile disporre in ogni località di dati orari relativi alle grandezze climatiche necessarie al calcolo: temperatura esterna ed irraggiamento solare in particolare. Sono invece resi disponibili dalla UNI 10349: 1994, relativamente a tutti i capoluoghi di provincia italiani, i valori medi mensili dei parametri climatici.
Pertanto si preferisce far ricorso a metodi di calcolo semplificati, con i quali si prende in esame l’intero edificio o ad una zona di esso (zona termica), di dimensioni non inferiori al vano, omogenea per temperatura interna e condizioni al contorno e servita da uno stesso impianto. Il calcolo è riferito ad un periodo mensile o stagionale.

Le principali ipotesi semplificative, su cui sono basati questi metodi, sono le seguenti:
stazionarietà degli scambi termici all’interno del periodo di calcolo, questa ipotesi consente di assumere valori costanti delle temperature (i valori medi nel periodo), e di tener conto in modo semplificato degli effetti delle variazioni di energia interna delle masse,
monodimensionalità dei flussi termici attraverso gli elementi di involucro edilizio, con conseguente trattamento semplificato dei ponti termici,
– assunzione dei valori medi stagionali o mensili delle grandezze climatiche,
valutazione semplificata dei contributi dei guadagni termici interni e di origine solare.
Il metodo di calcolo previsto dall’attuale normativa italiana è su base mensile.

fonti:

tratto da http://energyandsociology.wordpress.com

tratto da “Corso di Tecnica del Controllo Ambientale – A.A. 2009-2010″, Prof. Arch. Antonio Carbonari, IUAV.

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